Comunicato da Vejo

pontemilvio dalla ciclabile.jpg by Monica Palermo.

Prorogata fino al 30 settembre la mostra di Monica Palermo all’interno della libreria-bar Pallotta in piazzale Ponte Milvio. 15 quadri di piccolo formato in acquarello e tempera: “in un periodo pieno di sofferenze e malumori cerco, nel mio piccolo, di diffondere un “diciamolo col cuore”. Amore genera amore, l’amore non conosce distinzione di razza, colore di pelle, religione e politica, o almeno non dovrebbe“. Questo il pensiero dell’artista romana. Il locale è aperto tutti i giorni fino alle 23,00, mentre il mercoledi chiude alle 20,00.

Alcuni link interessanti:

Ecco la biografia: Monica Palermo, in arte emmepi, è nata a Roma.

Grazie al nonno Luigi De Luca, editore d’arte e al suo padrino di battesimo, Guido La Regina, artista romano, respira sin dalla prima infanzia i colori dell’arte astratta italiana del ‘ 900.

Diplomata a pieni voti in Art direction all’Istituto Europeo di Design, si è occupata di grafica editoriale collaborando con alcune importanti case editrici svolgendo al tempo stesso un’attività professionale nel campo pubblicitario in Italia e negli Stati Uniti.

Arrivata alla pittura dopo un lungo percorso di ricerca interiore e stilistica, ha trovato la sua cifra espressiva in una figurazione stilizzata di tipo pop, con richiami all’informale materico e all’immediatezza pulsionale dell’action painting.

Predilige cromie lucide dai forti contrasti, ma non disdegna il monocromo, che spesso accompagna a un colore denso e pastoso.

Alterna superfici lisce ad altre più ruvide e grinzose, dove esplica la sua indagine sulle possibilità evocative delle diverse materie.

La ruota

La sua predilezione per l’icona del cuore stilizzato l’ha portata ha definire il suo ciclo pittorico “Pop heArts”.
Nelle sue scelte compositive, infatti, è riscontrabile la sua cultura dell’immagine tipicamente grafica e legata alla sintesi dell’illustrazione.

La notte la sua massima fonte di espressione: silenzio, oscurità, musica e emozioni sono i suoi compagni di pittura.

Ama l’esuberanza materica nelle sue tele, il tatto per lei è molto importante e ha persino dedicato un’opera alle persone non vedenti, “L’Amore cieco” (A blind love) in cui la parola “love” è scritta in alfabeto Braille.

Le sue personali a Roma: Centro d’arte contemporanea ETRARTE di Roma, Salottolmino, libri&bar Pallotta.

Ha esposto inoltre in numerose collettive, in diverse città italiane, fra cui Roma, Genova, Napoli, Firenze, Ferrara e Riccione.

Partecipa con le sue opere alle attività di ANTS Associazione artisti per la non violenza.
Hanno scritto di lei Marica Petti, Francesco Farachi, Sara Platerotti, Anna Soricaro e Stefano Iatosti.

“In un periodo pieno di sofferenze e malumori cerco, nel mio piccolo, di diffondere un “diciamolo col cuore”.
Amore genera amore, l’amore non conosce distinzione di razza, colore di pelle, religione e politica, o almeno non dovrebbe.
E’ una mostra di 15 quadri di piccolo formato in acquarello e tempera, 15x15cm e dura fino al 15 settembre.”
Mostra: amore genera amore
Data: fino al 30 settembre 2008
Indirizzo: piazzale Ponte Milvio
Provincia: Roma
Orario di apertura: dalla mattina fino alle 23,00 (mercoledi chiude alle 20,00)
Questa e’ l’intervista fatta da Stefano Iatosti
Credi che nella tua arte sia più importante la meditazione o l’immediatezza?
Nell’immediatezza c’è molta meditazione. Ma in genere è dopo aver realizzato la mia opera, che mi fermo a meditare.
Pensi di recuperare qualcosa della libertà infantile dipingendo?
La pittura mette a contatto con le emozioni più profonde e non ci sono emozioni più profonde di quelle infantili. In ognuno di noi c’è il desiderio di liberarsi dagli schemi e dalle costrizioni dell’età adulta. L’arte offre una possibilità di realizzare il desiderio, sia pure in un tempo limitato.
Ritieni la tua pittura astratta come la musica?
Non ho mai considerato la musica una forma di astrazione. Credo che tanto la pittura che la musica possano suscitare emozioni indipendentemente dal significato che assegniamo loro.
Ti trovi più a tuo agio nell’ordine o nel caos?
Penso che non possano esistere l’ordine senza il caos e viceversa. Il caos è la premessa della creazione perché la mente è libera di spaziare, ma dopo il caos arriva il momento di mettere ordine. Personalmente mi trovo a mio agio tanto nell’ordine che nel caos. Quello che appare come caos dall’esterno può nascondere un ordine interno più saldo, così come l’apparenza dell’ordine più asettico dissimula un caos interiore che si cerca inutilmente di tenere a freno.
La tua scelta del cuore come simbolo può essere riferita a una necessità di dare amore?
Non credo che il cuore abbia qualcosa a che vedere con l’amore. Piuttosto mi rappresenta.
Il tuo cuore è tanto grande da moltiplicarsi o la tua è una visione ironica dell’amore attraverso il suo simbolo?
Sento il bisogno di moltiplicarmi in tutte le forme e cerco di trasmettere, se non amore, serenità e allegria a chi guarda i miei cuori. Non c’è ricompensa più grande del leggere la gioia negli occhi di chi osserva un mio quadro.
Il caos che rappresenti è un’immagine di quello che vedi fuori di te o che senti in te?
Sono circondata dal caos, per le strade e nei sentimenti che provo. Il caos è dentro di me e cerco di liberarmene attraverso le mie forme e i miei colori o piuttosto di dargli un senso, di trasformarlo in un percorso.
La tua è una ricerca a ritroso, un ritorno alle origini, al grado zero della comunicazione? Una sorta di archeologia emotiva?
Prima di dipingere cerco di uscire da me stessa, per quanto è possibile, per entrare nella tela senza vincoli né pregiudizi. Nei miei quadri prevale il senso del gioco infantile, l’istinto del bambino libero da rimproveri e divieti.
Nel caos del mondo, la sola via è l’amore dell’arte o l’arte dell’amore?
Nel caos del mondo serve l’arte dell’amore, che per me si trasforma spontaneamente in amore per l’arte, il mezzo attraverso il quale cerco di esprimere questo amore. Forse solo i bambini sanno qualcosa dell’amore, perché amano a prescindere del giudizio altrui, seguendo il loro istinto e il desiderio di conoscere.
e questo l’articolo sui miei cuori (uscito tempo fa sulla gazzetta del mezzogiorno)
“La figurazione di matrice pop cita, combina e rielabora le icone immediatamente riconoscibili della cultura visuale contemporanea con preferenza per quelle provenienti dalla pubblicità e dai mass media. I cuori stilizzati di Monica Palermo, artista romana, appartengono senza dubbio al novero delle figure a tutti comprensibili. Su questo tema inflazionato sfidando la leziosità e il già visto, l’artista compie interventi al tempo stesso gestuali e concettuali. Realizza in tal modo variazioni in un ambito rigorosamente bidimensionale, in cui il grafismo è abbinato a cromie accese, di forte impatto seguendo una cifra oscillante fra la partecipazione emotiva e il distacco ironico, evidenziato nei titoli. Il segno semplificato non esclude una componente calligrafica, evidente in alcune delle interpretazioni. L’icona rimanda inevitabilmente al suo contenuto segnaletico e simbolico, proprio in quanto il simbolo scelto è tanto ovvio quanto universale. L’artista assume il cuore stilizzato come un dato di partenza dai connotati ambivalenti, un segno che maschera e rivela, icona del kitsch e schermo delle pulsioni profonde, che nella forma elementare, primordiale trovano voce, espressione, carattere. L’indagine si mostra per quello che è; non semplice espediente, facile richiamo, ma veicolo di contenuti ai limiti della coscienza, meccanismo regressivo e liberatorio, discorso prelogico che arriva dritto al cuore di chi osserva.” (Stefano Iatosti)
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